Sonia Maura Barillari
La Sibilla appenninica fra mito letterario e memoria folclorica
Il contributo intende prendere in esame la figura della Sibilla Appenninica attraverso le testimonianze letterarie che ne fanno menzione, prime fra tutte quelle di Antoine de la Sale (nel l. IV della Salade, ca. 1442, ma l’episodio si riferisce al 1420) e Andrea da Barberino (Il Guerrin Meschino, recentemente datato da Mauro Cursietti all’inizio del secondo decennio del Quattrocento). Tale figura, tuttavia, proietta la propria ombra su altre Signore dell’Altro Mondo che, come questa, non disdegnano il rapporto con i mortali e delineano lungo il corso dei secoli i contorni di un mitologema dai tratti decisi e costanti: un rame celato nel sottosuolo, a cui si accede per il tramite di un passaggio occultato o attentamente custodito, che possiede caratteristiche paradisiache – quasi ‘cuccagnesche’ – ed è governato da una donna, generosa dispensatrice di ricchezze e voluttà, sollecita ad offrire se stessa e i propri possedimenti al nuovo venuto impegnandosi in cambio di farne il sovrano di quelle terre floride e felici. Un mitologema alle spalle del quale non è difficile scorgere il motivo della «dea regale», così frequente nella letteratura medievale e ancora presente al fondo di molte leggende dell’arco alpino. Un esempio è offerto dai racconti sulle Anguane: donne di bellezza straordinaria che inaspettatamente coniugano una natura anfibia a piedi caprini. Parenti prossime di Melusina, si concedono volentieri ai mortali (salvo poi abbandonarli non appena sia infranto un divieto loro imposto) e sono dispensatrici di prosperità, possedendo inoltre il dono della preveggenza. Citate già nel De Jerusalem celesti di Giacomino da Verona per il loro canto celestiale, nell’Huon d’Auvergne (chanson de geste franco-italiana la cui composizione – almeno nella forma attestata dai manoscritti che la tramandano – andrebbe collocata fra il 1315 e il 1340) costituiscono una spia linguistica e lessicale capace di saldare antiche tradizioni feriche al più recente costrutto simbolico e narrativo del «Paradiso della regina Sibilla» destinato a una durevole fortuna in tutta l’area europea.