Franca Zanelli Quarantini
“Les Angoisses amoureuses qui procèdent d’amour” di Hélisenne de Crenne: pour une lecture au féminin
Pubblicato nel 1538 a firma di Hélisenne de Crenne (nome d’arte di Marguerite Briet), Les angoisses douloureuses qui procèdent d’amour narra in prima persona e al femminile la passione della protagonista, sposata, per un giovane di condizione sociale inferiore. Tale esperienza di amore adultero (che si mantiene del tutto casto, e a cui segue la morte dei due amanti) oppone la protagonista ai doveri matrimoniali e ai canoni sociali cinquecenteschi, che essa sfida in nome dell’amore. Malgrado le violenze morali e fisiche cui è sottoposta per la gelosia del marito, e malgrado il senso di colpa e la disperazione che le deriva da una passione senza sbocco, la protagonista prosegue nel proprio viaggio all’interno di sé (la déraison amorosa come strumento di autoconoscenza), mutando la sua prima identità di donna timida e sottomessa in quella, socialmente trasgressiva quanto pienamente assunta, che le proviene dall’esperienza totalizzante della passione - anzi della “grande fureur d’amour”.
Malgrado i molti modelli tutelari che sembrerebbero ancorarlo al passato, dalle Lettere di Eloisa e Abelardo alla Fiammetta del Boccaccio per dire solo i più celebri, il testo manifesta un’articolazione complessa e in gran parte autonoma (p.e. nell’Elegia di Fiammetta la protagonista non confessa il suo amore adultero al marito, e ciò consente a Boccaccio di eludere l’opposizione donna/società), cui la scrittura conferisce uno statuto in gran parte nuovo, aperto a una scrittura introspettiva ove il desiderio amoroso, violentemente fisico e carnale, viene di continuo contaminato da tentazioni neoplatoniche che in ultimo prevarranno. Entriamo così nel cuore della civiltà del primo Cinquecento, come Huizinga, Lucien Febvre o lo stesso Stendhal delle Chroniques italiennes hanno in modo diverso messo in luce: un mondo complicato, dove la violenza del desiderio sessuale si confronta spesso con gli ultimi sussulti dell’amor cortese, con le sue prescrizioni e i suoi codici meticolosi e formalisti. Nel testo di Hélisenne, ciò si verifica ogni volta che i due innamorati si scambiano qualche parola oppure si scrivono: nella scrittura indirizzata all’Altro (all’uomo amato) la violenza déraisonnante del registro intimo della protagonista si scontra con il linguaggio d’amore maschile, altamente formalizzato, cavalleresco e cortese, che per la sua stessa natura ignora le tonalità anarchiche della scrittura della passione. Su questo aspetto conflittuale del testo si concentrerà il mio intervento: per il suo carattere anticipatore la scrittura della passione di Hélisenne de Crenne resta solitaria rispetto ai modelli psicologici coevi.